Nuovo appuntamento per la rassegna “L’Essere e l’Umano” ideata da Simona Tortora con uno spettacolo che parla di provincia, giovani, famiglie disfunzionali e sogni

Domani, venerdì 4 aprile, alle 20:45, nella cornice del teatro Diana di Nocera Inferiore, andrà in scena “Affogo” scritto e diretto da Dino Lopardo.

Lo spettacolo è inserito nella rassegna “L’Essere e l’Umano” di Artenauta Teatro ideata da Simona Tortora, con l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore.

“Affogo” è una storia in cui emerge la mentalità chiusa di provincia, tra il sogno di Nicholas di diventare campione di nuoto, la sua paura dell’acqua, il suo rapporto con il fratello Samuele, le contraddizioni, la violenza e le difficoltà che vengono alimentate dalla sua famiglia disfunzionale.

Con una drammaturgia complessa e tragicomica, lo spettatore sarà accompagnato dalle parole in dialetto, graffianti e musicali, degli attori Mario Russo, nominato, tra l’altro, al premio Ubu 2024 come attore o performer under 35 e Alfredo Tortorelli. Per parlare di “Affogo” abbiamo fatto quattro chiacchiere con Dino Lopardo che ha scritto e diretto lo spettacolo.

Iniziamo parlando della genesi dello spettacolo. Come nasce “Affogo”?
«È nato da un disagio, o meglio dal sublimare un disagio in parola. Parto sempre da una piccola cellula di biografia e poi la vado a condire con letture di articoli e con il confronto con gli attori, le attrici e in generale l’intero gruppo di lavoro. Porto un canovaccio che poi sottopongo a tutti. Insomma, cerco di portare all’estremo tre aspetti fondamentali: biografia, fantasia e cronaca».
Com’è stato costruito lo spettacolo?
«Il mio lavoro si divide in tre parti: il testo da affidare agli attori, la drammaturgia dei suoni e della luce, che ritengo particolarmente importante, infine l’aspetto scenografico. Per questo poi alla fine firmo, luci, drammaturgia e scene! Pur non avendo studiato scenografia in accademia, sono un appassionato: d’estate soprattutto lavoro alla costruzione delle scene, montando e smontando! Uso grande cura anche nella scelta degli oggetti da portare in scena: è un po’ ritornare allo stupore dell’essere bambini e così lo spettatore segue anche meglio la storia».

Molto interessante questo approccio. Approfondiamolo.
«Dopo aver fatto dei bozzetti li porto in sala dal primo giorno così gli attori possono interagire con quell’oggetto a 360º esplorando e passando attraverso fasi di ricerca con improvvisazioni. In “Affogo” una vasca può essere una pentola, il banco di una macelleria o una lavatrice».

E per quanto riguarda il disegno delle luci?
«L’aspetto della luce è fondamentale, ci vuole una precisione maniacale facendo delle modifiche allo spazio teatrale.  Lo spettatore deve vivere l’esperienza non stare lì un’oretta e basta».

Torniamo allo spettacolo in generale. Di cosa parla “Affogo”?
«Il macrotema è il bullismo ma è stata raccontata una storia più complessa attraverso l’esperienza di Nicholas e di suo fratello Samuele. Si parla di famiglia, di quello che produce una famiglia disfunzionale ma anche di sport, di sogni. È anche uno spettacolo politico. Il tono è tragicomico a tratti grottesco, surreale».
Gli attori usano spesso il dialetto nel corso della narrazione. Ci spieghi questa scelta?
«Il dialetto è quello crotonese. Serviva un elemento viscerale ma anche musicale e il dialetto dà tutto questo. Si rimanda a questo elemento ancestrale: non a caso quando perdiamo le staffe parliamo in dialetto!»

“Affogo” è una produzione Gommalacca teatro con l’aiuto regia di Amelia Di Corso, e la calligrafia di Andrea Liserre con il sostegno all’allestimento del Collettivo Itaca e della residenza artistica “Il filo immaginario”.

Per info e prenotazioni è possibile rivolgersi al botteghino del teatro Diana oppure telefonare al 3205591797 o al 3287892486.

Alle ore 18 per “Anteprima foyer” spazio alla mostra fotografica firmata da Chiara Pirollo dal titolo “Toilette”. Clicca QUI per leggere anche l’intervista realizzata alla Pirollo nel 2019.

Le foto utilizzate sono di Pino Le Pera.