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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

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Dieci anni fa i molossi guidati da mister Auteri conquistavano la matematica promozione in cadetteria. Un salto di categoria storico, destinato a rimanere impresso nella memoria dei nocerini. L'episodio personale che mi fece capire perchè il calcio non è un semplice sport

di Nello Vicidomini

Foto di Enzo Pinelli

nocerina gela23 aprile 2011, la Nocerina vince a Foggia e conquista la promozione in Serie B per la terza volta nella sua storia. Riparlare di quella cavalcata, a distanza di dieci anni esatti, sembra quasi un passaggio anacronistico, fuori dal tempo e dallo spazio.

Ancor di più nell'attuale e delicato momento che sta vivendo il calcio, con la bomba "Superlega", una mortificazione della passione che da sempre contraddistingue questo sport. Sì, perchè il calcio, così come lo conosciamo tutti, in realtà non è cambiato, se non nei suoi elementi esterni. E a ripensare a quell'annata stupenda, che per Nocera significò molto più di una semplice vittoria sportiva, fa tornare in mente emozioni che oggi sembrano create a tavolino per intrattenere un pubblico inerme e soggetto alle sole logiche del profitto. Ma il calcio, come già detto, è prima di tutto passione. Nel 2011 capii in prima persona, poco più che adolescente, perchè questo sport è molto più di uno sport. Un semplice episodio, capace di provocare brividi ancora oggi. Nocerina-Gela, 5 dicembre 2010. Al "San Francesco" va in scena una delle tante partite di quel campionato. I molossi stanno acquisendo la consapevolezza di poter lottare per il primo posto e continuano a racimolare risultati positivi. Il Gela dei giovani non sembra poter fermare la corazzata di Auteri sempre più a regime. Eppure al minuto novanta le squadre sono ancora sul risultato di 0-0. La Nocerina fin dal primo minuto dà l'impressione di essere più spenta del solito, la porta difesa dal siciliano Nordi quel pomeriggio sembra stregata. Addirittura i rossoneri rischiano più volte di soccombere in contropiede, in una giornata che appare davvero storta. Gori ci mette la solita pezza, in avanti gli attaccanti faticano stranamente. Auteri le prova tutte, lanciando anche Cavallaro in campo. Fremono gli oltre seimila assiepati sulle gradinate. Poi d'improvviso la svolta. Al 94' la Nocerina guadagna un calcio di punizione da posizione defilata: Cavallaro mette al centro un pallone che sembra danzare nell'area, sfiora Bruno, nessuno ci arriva. Tranne Di Maio, che spunta dal nulla e batte Nordi con una zampata vincente. serieB 2Il "San Francesco" esplode, Benevento e Atletico Roma sono più distanti. In me e in molti altri presenti quel pomeriggio si scatenò una strana reazione: immobile non riuscivo ad urlare né a gioire, quasi in preda ad un infarto. La curva tremò per qualche minuto - e chissà come riuscì a reggere. Non sentivo altro che il sussulto continuo, misto ad una sensazione di freddo al volto. Una mano mi sfiorò la spalla da dietro, nel tentativo di farmi girare. Lo feci: un anziano in lacrime, solo, mi tirò abbracciandomi. Poi si aggiunse un'altra persona, e poi un'altra, e un'altra ancora. Un abbraccio collettivo che durò ben oltre il triplice fischio dell'arbitro. Eppure eravamo solo a metà campionato, la Nocerina non aveva vinto ancora nulla. Tutti però in quel momento capirono che quel goal avrebbe portato a qualcosa. Qualcosa che avrebbe in qualche modo cambiato in meglio la storia dello sport cittadino e della stessa città, seppur per un solo anno. Quel giorno la Nocerina "conquistò" davvero la Serie B, più che a Foggia cinque mesi dopo. Bastò lo sguardo che scambiai con quell'uomo anziano a farmi capire che potevamo crederci davvero. Poche parole: "Sta succerenn n'ata vota", riferendosi alla promozione di trentatrè anni prima. Poi ci perdemmo nella folla all'uscita dallo stadio. Tante generazioni tra me e lui, un unico desiderio. Stavamo vivendo la stessa gioia senza neppure conoscerci. Non l'ho più rivisto, ma sono sicuro che il 23 aprile 2011 abbia festeggiato anche lui. Perchè il calcio è passione. Davvero. Prima di tutto e a tutti i livelli. E bisogna ricordarlo ai nuovi feudatari del pallone.

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