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Per l'eurodeputato non deve più essere consentito ad alcuno Stato membro di impedire il salvataggio di un altro Stato membro mettendo a repentaglio la stabilità di tutta la zona euro

La proposta dell’euro-deputato Gianni Pittella, pubblicata su Il Sole 24Ore, è ragionevole e condivisibile, pur se tardiva.  

Nelle more dell’istituzione del Ministro del Tesoro europeo, la BCE potrebbe assorbire dai Paesi UE interessati la quota di debito pubblico eccedente il 60% del PIL.
Va evidenziato che l'Unione europea, nel suo complesso, ha tratto consistenti vantaggi dalla spesa pubblica eccedentaria dei Paesi partecipanti. In tal modo si placherebbero le ansie sul debito sovrano e si faciliterebbe la crescita nei Paesi dell’Unione. Sono diversi mesi che sottopongo all’attenzione dei politici nazionali ed europei questa possibile soluzione. Non appare convincente ed opportuno l’attuale meccanismo europeo dell’allentamento quantitativo “quantitative easing” che prevede l’acquisto da parte della BCE di titoli emessi anche da Paesi UE in ottimo stato di salute e rapporto soddisfacente tra debito pubblico e PIL. Il riferimento va in particolare alla Germania che non ha bisogno di supporto da parte della Banca Centrale Europea ed anzi ha da "smaltire" un consistente, perdurante attivo di bilancia commerciale.
Il nostro Paese registra un rapporto tra debito pubblico, oggi pari a 2.260 miliardi, e PIL nazionale pari al 133%. Per ridurre detto rapporto al 60%, programmato col Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, il Governo italiano dovrebbe rimborsare circa mille miliardi di euro di titoli di Stato (Bot, CCT, BTP). All'operazione straordinaria provvederebbe la BCE, assumendo su di se i mille miliardi di debito pubblico italiano, riportando la situazione finanziaria del nostro Paese ad un punto di equilibrio tale da renderlo competitivo rispetto agli altri 17 partecipanti al gruppo dell’euro.
Per quanto ovvio, analoga operazione andrebbe effettuata dalla BCE in favore di altri Paesi europei con moneta unica e rapporto squilibrato tra debito pubblico e ricchezza nazionale prodotta (PIL).
Condividendo la soluzione personale indicata, il rapporto “debito/Pil” del 60% preso in esame potrebbe essere riposizionato tra il 70 ed il 90 per cento: un livello accettabile e sostenibile finanziariamente.

Sàntolo Cannavale
www.santolocannavale.it