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Il 13 maggio del 1978 veniva promulgata la Legge Basaglia a superamento della logica manicomiale nel trattamento dei pazienti con disturbi psichiatrici
di Valentina Milite
Nel 1978, poco più di 40 anni fa, il nostro Paese si fece portatore di un’importante riforma del Sistema Sanitario, con la promulgazione della cosiddetta Legge Basaglia prima (con particolare riguardo all’assistenza psichiatrica) e pochi mesi dopo con la legge 833 del dicembre dello stesso anno, che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale, inglobando la precedente norma.

La riforma del sistema assistenziale ai malati psichiatrici tuttavia, ha conservato il nome di colui che di questa si fece promotore, lo psichiatra Franco Basaglia. Questi, coadiuvato da altri esponenti della categoria, come lo psichiatra Bruno Orsini ed il nostro conterraneo, il dottor Sergio Piro, ex direttore dell’ospedale psichiatrico Materdomini di Nocera Superiore, dove avviò un progetto di “comunità terapeutica” su esempio di quella che Basaglia aveva avviato a Gorizia, riuscì a far approvare una legge che prevedeva la chiusura dei manicomi come strutture uniche per la gestione dei ricoveri e dei trattamenti su pazienti con disturbi psichiatrici.
L’intento era quello di superare la logica del manicomio. Creare strutture che più che ospedali in cui il focus era la riabilitazione terapeutica dei degenti, fungevano da asili, da centri di contenimento ed isolamento sociale dei malati psichiatrici, i quali spesso, ricoverati in questi sanatori con trattamenti obbligatori sin dall’infanzia, finivano per trascorrervi l’intera loro vita, totalmente isolati dalla comunità e dal contesto sociale. Un modus operandi che più che una gestione terapeutica era assimilabile appunto ad uno sforzo di contenimento ed occultazione della problematica al resto della società, considerata “normale”.medici op
Sul tema, di cui oramai anche l’opinione pubblica aveva iniziato a prendere coscienza e a voler affrontare, piuttosto che volgere lo sguardo altrove come troppo spesso era stato fatto in passato, ci furono numerosi dibattiti, indagini, interviste, furono scritti libri e girati film a sensibilizzare ulteriormente la popolazione sulla gravità del fenomeno. Emblematico ad esempio, il romanzo di Ken Kesey, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, la cui celeberrima trasposizione cinematografica con protagonista Jack Nicholson uscì nelle sale italiane solo 2 anni prima dell’approvazione della legge Basaglia e che poneva l’accento proprio su quanto i vecchi nosocomi mentali non costituissero reali centri di cura per i degenti, ma portavano ad una degenerazione ulteriore della malattia, mettendo in atto pratiche reclusive, di contenimento, isolamento e finanche di tortura medica, come l’uso estremo di pratiche di idroterapia, dell’elettroshock e della lobotomia.
Più vicino al nostro contesto locale invece, il romanzo “Nevespina” della giornalista e scrittrice napoletana Valeria Alinovi, che in occasione dello smantellamento dell’ex ospedale psichiatrico Vittorio Emanuele II di Nocera Inferiore, chiuso definitivamente nel 1998 per essere poi riconvertito a diverse attuali destinazioni, chiese all’allora direttore di seguirne i lavori, raccogliendo testimonianze e storie di quei luoghi e dei pazienti che li abitarono. manicomio11Ne nacque un romanzo particolare, che partendo da quelle storie vi intrecciava una di fantasia, d’amore, tra uno psichiatra ed una paziente; a voler umanamente riavvicinarne i mondi e a suggerire quanto la malattia mentale sia un aspetto da non rinnegare e nascondere della nostra umanità, ma da normalizzare e trattare come qualsiasi altra malattia, con metodo scientifico e fine terapeutico e riabilitativo, indirizzato il più possibile ad una reale integrazione sociale dei pazienti nella comunità.
Del resto, la normalità è un concetto che ci autoimponiamo, una rispondenza ad una serie di canoni di perfezione che non esiste e che tende all’esclusione. Bisogna invece imparare ad accogliere la diversità di ciascuno, perché come diceva anche il protagonista Randle, rivolgendosi ai suoi compagni internati, nella pellicola sopra citata: “Ma che cosa vi credete di essere,[..]? Pazzi? Davvero? Invece no. E invece no. Voi non siete più pazzi della media dei cogli*ni che vanno in giro per la strada, ve lo dico io”.