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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Migliaia di oggetti “smart” interconnessi fra loro comunicano grazie alla presenza di sensori. Non è fantascienza, ma è già il presente. Apparentemente tutto meraviglioso, ma esistono dei possibili rischi

di Francesca Melody Tebano

Sveglie programmate per suonare prima, in caso di traffico o incidenti. Appartamenti dotati di sensori che chiudono le finestre se l'app del meteo segnala pioggia e fulmini. Piante e ortaggi annaffiate in modo automatico quando ne hanno bisogno.

Termostati che si possono controllare da remoto per accendere il riscaldamento quando si desidera. Braccialetti per il fitness che controllano il battito cardiaco, le calorie e i chilometri corsi. Sono solo alcuni degli oggetti realizzati grazie allo IoT, Internet of Thinks. Un network di sensori, applicati su dispositivi di uso quotidiano integrati e continuamente connessi fra loro, che possono monitorare e gestire lo stato e le azioni di apparecchiature e oggetti, ma anche della natura e delle persone. Secondo McKinsey, la società internazionale di consulenza manageriale, nel 2015 gli oggetti connessi alla Rete erano più di 5 miliardi ed entro il 2025 saranno ben 28 miliardi, con innumerevoli applicazioni future. Definito come la quarta rivoluzione industriale, lo IoT, nei prossimi dieci anni, varrà circa l’11% dell’intera economia mondiale.
Nasce anche una nuova figura professionale, lo Chief Internet of things, un responsabile che si occuperà di gestire tutto ciò che riguarda questo settore. Purtroppo sono presenti dei rischi, soprattutto in termini di privacy e sicurezza. Ne è un chiaro esempio l'attacco hacker ai dns (i sistemi che associano i nomi di siti agli indirizzi Ip) avvenuto venerdì 21 ottobre, che ha colpito siti web come Visa, Spotify, Twitter, Reddit, Netflix, AirBnB e New York Times, e anche alcuni elettrodomestici tra cui televisori e termostati. Tutti impazziti per svariate ore. Se non si migliora la sicurezza dei dispositivi, il timore è che un altro attacco di questo tipo possa riaccadere in futuro, con conseguenze addirittura peggiori, visto il numero maggiore di oggetti che sarà connesso a Internet.

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