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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

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Su PLAY STORE l'App gratuita "Solimena-De Lorenzo" - Un'applicazione realizzata dagli alunni e fruibile da tutti

di Luca Scalzullo

Me le ricordo le giornate senza cellulare. Sono dell’ultima generazione che ha goduto della lentezza dei pomeriggi che non passavano mai, del dubbio irrisolto di chi fosse quell’attore sullo schermo e di quale film avesse girato o ancora dell’anonimato in cui si piombava una volta usciti di casa quando si diventava all’improvviso irrintracciabili.

Me le ricordo quelle giornate, ma ricordo anche la consapevolezza di essere ad un bivio per il mondo della comunicazione. Quei francobolli “per via aerea” a cui si consegnavano i nostri pensieri e che ci restituivano risposte dopo lunghissimi giorni avevano i minuti contati e noi lo percepivamo. Avevamo voglia di accorciare le distanze, accelerare i tempi, sentirsi parte di una tecnologia che non fosse solo inchiostro sulle riviste specializzate, ma che entrasse nelle nostre vite in maniera prepotente e rivoluzionaria.

 

Beh, lo ha fatto! Ed oggi siamo qui a non poterne più fare a meno, a consultare il nostro modernissimo smartphone strofinandolo come se fosse una rinnovata versione della lampada di Aladino. Ammettiamolo a noi stessi, ne siamo schiavi e non ne possiamo fare a meno. Ho riso quando pochi giorni fa ho letto, proprio sul mio vituperato cellulare, che un uomo può restare una settimana buona senza mangiare ma nemmeno cinque minuti senza il suo dispositivo.

Sono contrario a tutto questo? Sono pronto ad un veemente J’ACCUSE? Assolutamente no e non tornerei mai indietro, ma da due anni a questa parte (ho avuto la straordinaria fortuna di iniziare ad insegnare Tecnologia alla Scuola Secondaria di Primo Grado Solimena – De Lorenzo) c’è una domanda che ricorre spesso. Da sostenitore delle nuove tecnologie, stiamo seguendo la strada giusta? I nostri ragazzi stanno usando o abusando della tecnologia?

La risposta è ahimè scontata. Noi, così come i nostri allievi, siamo palesemente schiavi dei dispositivi elettronici, persi a galleggiare in una corrente impetuosa di informazioni, travolti da una tempesta di notizie che passano ad un ritmo vertiginoso non dandoci il tempo di vederle sedimentare, di valutarle, di farle proprie. Ecco, dunque, che la mia intera didattica si è andata formando verso un’unica direzione, quella di rendere i ragazzi padroni della tecnologia, esperti marinai capaci di dominare le onde e di padroneggiare il mezzo moderno senza restare in attesa. Occorre instillare in loro la capacità critica di valutazione dell’informazione, di discernimento dell’utile e del superfluo e renderli, come diceva Michelangelo, capaci, davanti ad un blocco di marmo, di togliere il superfluo per far venire fuori la scultura.

C’è, infatti, qualcosa di diverso nei ragazzi di oggi. Il mio studio, antico come i dinosauri, era fatto di un’enciclopedia e dell’aiuto di mio padre. Oggi c’è un’enorme possibilità di reperimento di dati che rende superato il ruolo dell’insegnante “frontale”, che dall’alto della cattedra elargisce dogmi da mandare a memoria. Non può funzionare.

Occorre che l’insegnante si faccia da parte, che liberi l’autonomia dei ragazzi, che li guidi nella capacità innata di imparare ad imparare, che induca ad arte degli errori da cui imparare più che da un libro stampato, che si faccia pastore che guida il gregge lasciando alle pecore la scelta dell’erba da brucare.

Ecco perché con i miei ragazzi non smetto di parlare, di indagare, di offrire mezzi e strumenti di ogni tipo aspettando che si esaltino, che accendano i motori e che decidano in che direzione andare. È semplice? Onestamente no, onestamente è un inferno che impone una continua differenziazione dell’insegnamento, ma poi capita che una mattina apri gli occhi, e scopri che un matto di nome Mario De Viva, uno studente di seconda media dall’entusiasmo travolgente si è nominato Project Manager della sua classe (la II E della sede Solimena), ha diviso i compagni in gruppi individuando la redazione incaricata dei testi, i grafici responsabili della scelta delle foto ed il gruppo di informatici, abili nella programmazione, ed ha consegnato al suo professore (io nello specifico) una applicazione per cellulari, programmata per sistema ANDROID, che parla e racconta della loro scuola.

Ammetto di essermi trovato in difficoltà. Incapace di correggere un lavoro autonomo e, nell’ingenuità dell’età, altamente professionale. Una giusta distribuzione delle foto, un testo coordinato, l’intervista al preside prof. Giuseppe Pannullo, un menu interattivo, la ricerca dei progetti in corso, l’orgoglio per i premi ed i riconoscimenti ricevuti. È stato un piacere, allora, aprire un account e pubblicare l’applicazione che può essere scaricata gratuitamente sul PLAY STORE col nome SMS SOLIMENA – DE LORENZO (scaricatela per vedere quanto sono stati bravi).

Ecco il senso della mia lunga introduzione. Questi ragazzi hanno colto un bisogno, lo hanno fatto proprio, hanno raffinato l’uso e la conoscenza del mezzo informatico e ne hanno tratto una competenza (è la direzione della scuola moderna).

Continuo a farmi domande. Abbiamo ottenuto un risultato? A parte gli oltre 150 download nel primo giorno di pubblicazione, no nessun risultato. È stata solo aperta una porta che i ragazzi hanno deciso di varcare con la travolgente allegria che li caratterizza. Mentre sto scrivendo, infatti, consapevoli di aver fatto un’applicazione statica e solo informativa, sono al lavoro per progettare applicazioni tematiche nelle varie discipline didattiche che approfondiscano argomenti, che offrano strumenti di aiuto e esercitazioni di riepilogo ad uso e consumo di tutti gli studenti che ne volessero usufruire (mi parlavano della legge di Ohm, dei moti rettilinei uniformi, di appunti e test di storia, di formulari di matematica e geometria).

Che cosa dire di più. Resto alla finestra ad osservare come crescono, come percorrono la strada dell’autonomia e dell’autoapprendimento, di come studiano divertendosi e di come incamerano la capacità di affrontare i problemi quotidiani con razionalità, facendosi soggetti delle soluzioni. Mi auguro che possano a breve dare l’abbrivio ad una reazione a catena che travolga l’intero istituto, verso una BUONA SCUOLA non fatta sulle carte e dai legislatori, non nelle mani degli insegnanti, ma che parta dal basso e con al centro unicamente i ragazzi.

Me lo hanno insegnato negli anni in cui ho lavorato negli Stati Uniti e lo regalo a loro – THE SKY IS THE LIMIT. Sono fiero di voi ragazzi.

Luca Scalzullo

 

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