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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Al Ruggi d'Aragona domani la campagna di informazione e supporto per le donne vittime del male e per le persone che stanno loro accanto. Tanta la voglia di sapere 

Il 20 aprile, presso il San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona, un incontro tra un team medico multidisciplinare, pazienti e caregivers per parlare insieme di cosa significa gestire una malattia che rivoluziona il vissuto fisico ed emotivo di chi ne soffre e di tutta la sua rete relazionale. 

Determinazione per le pazienti (23%), paura e rabbia per chi sta loro accanto (il 50%): sono questi i dati emersi dal vissuto diretto dei pazienti del Ruggi d’Aragona e dei loro cariche per un mese hanno potuto dare le loro risposte e fare le loro domande presso due postazioni multimediali installate nei reparti dell’Ospedale. Per tutti, la sete di informazioni è il comun denominatore assoluto (oltre il 70%).«L’iniziativa che domani ci vedrà protagonisti – ha dichiarato il professor Stefano Pepe, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia del Ruggi – è per noi estremamente significativa e gratificante, perché ben rappresenta  quella che a nostro avviso dovrebbe diventare a tutti gli effetti una consuetudine nei reparti di oncologia: tempi, luoghi, canali (“fisici” e telematici) dedicati all’ascolto, al supporto e al dialogo. Momenti separati da quelli delle visite, degli esami e delle terapie, momenti in cui pazienti e famigliari possano interrogarci con agio sulla loro malattia, richiedere tutte le informazioni di cui sentono di aver bisogno, avere il giusto tempo per dare sfogo anche alla loro emotività e ricevere dal medico quei rinforzi positivi che sono fondamentali per affrontare il percorso della malattia. Questi momenti sono importanti anche per i famigliari; non dobbiamo, infatti. dimenticare come il  tumore sia una malattia totalizzante, una malattia anche del nucleo famigliare, con tutte le  angosce e le paure legate spesso a un senso di  perdita imminente che possono travolgere, paradossalmente,  più le persone care che la paziente stessa»

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