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All’inaugurazione dell'iniziativa formativa il presidente Maurizio Pagano ha illustrato i risultati di uno studio sull’incidenza del Covid 19 sulla trombosi venosa degli arti inferiori
Ha preso il via sabato 1 maggio il corso di formazione ed aggiornamento on line sulle patologie vascolari promosso dalla Società italiana di FleboLinfologia (SIFL) che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid 19, non potrà riproporre l’annuale congresso nazionale in presenza. Il corso avrà durata di un anno e terminerà il 30 aprile 2022.

Un percorso di formazione ed aggiornamento, affidato alla competenza di esperti del settore, che approfondiranno le tematiche più svariate focalizzando l’attenzione sulle nuove metodiche adottate per il trattamento e la cura delle principali malattie venose e linfatiche, partendo dalla ormai nota tecnica della Safena esclusa (ESTV), ideata dal dottor Maurizio Pagano, presidente della SIFL, dirigente medico presso l’Unità operativa complessa di Chirurgia generale ed oncologica dell’ospedale “Andrea Tortora” di Pagani e promotore dell’iniziativa. «Quest’anno - dichiara il dottor Maurizio Pagano - per la prima volta dopo 13 anni, non potremo ritrovarci in presenza per il nostro Congresso. Il dovere di continuare a fare formazione e di garantire ai colleghi la possibilità di aggiornarsi mi ha spinto ad organizzare questo corso on line di flebo-linfologia, che ha la stessa impostazione dei corsi in presenza promossi negli anni scorsi».
Alla presentazione del corso il dottor Pagano ha illustrato i risultati di uno studio osservazionale sull’insorgenza della trombosi venosa degli arti inferiori nei pazienti guariti dal Covid 19. Lo studio è stato condotto dal presidente della SIFL, negli ultimi mesi, su 51 pazienti con trombosi venosa degli arti inferiori che sono stati affetti da Covid 19, non ospedalizzati, con sintomatologia significativa ma non grave.
«Tutti i pazienti che ho visitato - spiega il dottor Pagano – hanno manifestato la trombosi venosa alcune settimane dopo l’avvenuta guarigione, in un periodo di apparente benessere e senza alcuna terapia farmacologica di riferimento alla profilassi. Di questi 51 pazienti, 35 presentavano varici degli arti inferiori e 16 non ne avevano, ma erano ipertesi o diabetici. In 21 dei 35 pazienti la trombosi interessava solo le collaterali varicose e in 14 anche le safene a vari livelli. In 11 dei 16 che non presentavano varici (ipertesi o diabetici), la trombosi interessava le poplitee e in 5 le femorali. La correlazione tra il Covid e la trombosi è stata ampiamente dimostrata, anche se ci sono ancora degli aspetti controversi da chiarire. L’osservazione di questi pazienti fa pensare che è molto probabile che il danno endoteliale provocato dall’azione diretta del virus o dalla conseguente “tempesta citochinica” possa essere responsabile dell’insorgenza della trombosi anche a distanza di tempo, soprattutto nei soggetti con fattori di rischio».