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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Riceviamo e pubblichiamo il ringraziamento alla polisportiva Folgore di un "nocerino acquisito", come egli stesso si definisce: il dottor Antonio D'Antonio

Perché c’ero non lo so. Sono un nocerino acquisito. Non ho memoria di frequentazioni “folgorine”. Ho conosciuto l’associazione di rimando per quanto e come ne parlava mio cognato Gaetano Lamberti.

Le considerazioni di un non più giovane nocerino che ora vive fuori città: «Chi davvero beneficia di queste cose? E a chi resta bloccato in casa chi ci pensa?»

di Nino Maiorino

La vigilia di Natale l’ho festeggiata, come di consueto, a casa di mia figlia a Nocera Inferiore, in una traversina di via Barbarulo, nel cuore della city.
Per giungere a destinazione ho dovuto attraversare, con l’aiuto di un cortese vigile, una folla variopinta di persone di ogni età, che cantavano, ballavano, bevevano, vociavano.
Una folla che “vuole” stare per strada a fare baldoria, ad assaggiare improbabili fritture, seduta su scomodi sediolini o panche, o magari a ballare in maniera disarticolata, guidata da una musica… musica? Ma cosa dico! Solo rumori, assordanti, accettabili da chi è disponibile alla sordità perenne verso la quale, continuando così, si avvia.

Il tema è stato completamente ignorato dall'ex di turno Matteo Renzi, anche se l'urgenza di interventi risaliva alla presidenza Monti. Meglio intervenga la Bce

È svanito il momento magico per tagliare il debito pubblico italiano mediante apposita imposta patrimoniale. Era auspicabile e possibile fare questo intervento di carattere straordinario all’epoca del Governo Monti.

I ricordi di una nocerina “emigrata per lavoro”, e la tradizione del mercatino del pesce del 24 dicembre, con i pescivendoli che si conquistavano la postazione la notte prima e le cantilene urlate per attrarre i clienti

di Annamaria Barbato Ricci

Giunta alla cifra tonda di sessant’anni, che, quando ero adolescente, equivaleva alla più decadente senescenza, da brava barbogia con una memoria remota più forte di quella recente, rievoco tempi lontani, che paiono immersi in un’atmosfera fiabesca.

Tra i Paesi aderenti all'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), la nostra Nazione resta al sesto posto, ma con differenze sostanziali: in Danimarca si paga di più ma i servizi ai cittadini brillano per efficienza e non ci sono costi aggiuntivi

Se in Italia la pressione fiscale si fermasse al livello medio dei Paesi OCSE - 34,3% rispetto al PIL nazionale nel 2015 - gli italiani risparmierebbero circa 153 miliardi di euro ogni anno per tasse ed imposte pagate e potrebbero dedicare queste importanti risorse a consumi ed investimenti privati. Ne beneficerebbero le aziende produttive e indirettamente lo Stato mediante l'incasso di imposte indirette (IVA ed altro) sui beni e servizi scambiati.

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