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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

In un processo presso il Tribunale di Macerata è stato nominato un perito che fosse in grado di tradurre la lingua partenopea, l’unica parlata dagli italiani sottoposti a giudizio

di Danila Sarno

A Napoli e provincia il napoletano è parlato quanto, o forse più, dell’italiano. Schietto, sonoro e influenzato da numerosi popoli dominatori, l’idioma partenopeo è, come tutti i dialetti, difficile da comprendere per chi non è originario del luogo in cui esso si è sviluppato. Una prova è quanto capitato al giudice Preziosi, del Tribunale di Macerata, in un processo relativo a produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.

In udienza, infatti, gli imputati hanno dichiarato di non comprendere l’italiano e di saper parlare unicamente il napoletano. Di conseguenza, con decreto di citazione, è stato necessario convocare un perito che fosse in grado di tradurre tale dialetto. L’esperto, scelto per presentarsi in giudizio il 14 luglio, è un avvocato del foro di Macerata, con studio in Civitanova Marche, ma di origine campana. Certo, non è la prima volta che in tribunale si ricorre a dei traduttori per poter comprendere le parole delle persone coinvolte a vario titolo in un processo. Tuttavia, finora, si è sempre trattato di soggetti stranieri. Mai era capitato che ci fosse bisogno di un perito per interpretare le dichiarazioni di italiani, nati e residenti nel Bel Paese.
La particolare vicenda è stata vista da molti come una sorta di riconoscimento del napoletano quale vera e propria lingua ed ha fatto ripensare alla questione che si pose qualche tempo fa a causa dell’UNESCO, che definì il napoletano la seconda lingua d’Italia. In quell’occasione, tuttavia, il napoletano è stato inteso come l’insieme dei dialetti alto meridionali, cioè i dialetti parlati in Campania, in Abruzzo, in Basilicata, nel sud del Lazio e delle Marche, nel Molise, nella Calabria settentrionale e nella Puglia, fatta eccezione per il Salento. L’espressione “lingua napoletana” sarebbe stata dunque utilizzata unicamente perché, per molto tempo, queste regioni hanno corrisposto al regno di Napoli.

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