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Il cattivo odore è un valido motivo per rifiutare di entrare in intimità con il proprio partner, e se questi insiste rischia il carcere per violenza sessuale

di Danila Sarno

Come disse Guy de Maupassant: “Giudico il matrimonio uno scambio di cattivi umori di giorno e di cattivi odori di notte”. Certo, unione coniugale vuol dire anche condivisione, ma è pur vero che il troppo stroppia.

Ed, in effetti, chi mai potrebbe tollerare di trascorrere tutta la vita a stretto contatto con chi è poco avvezzo all’igiene personale? La giurisprudenza italiana non potrebbe essere più d’accordo. A detta di quest’ultima è appunto possibile “mandare in bianco” il proprio partner a causa della puzza, e se questi insiste rischia persino la galera per violenza sessuale.
Lo ha affermato la Corte di Cassazione, decidendo il caso di un pastore che, appena rientrato dal lavoro nei pascoli, pretendeva che la consorte intrattenesse con lui rapporti sessuali, senza ascoltare le richieste della malcapitata di lavarsi per rimuovere lo sgradevole olezzo dovuto allo stretto contatto con il bestiame. Il tribunale di Caltagirone, cui la donna si era rivolta, aveva dato ragione alla stessa, condannando l’uomo al carcere per maltrattamento e violenza sessuale e privata. In seguito, tuttavia, la Corte d’appello di Catania aveva affermato l’insussistenza del reato di stupro, ritenendo che la signora avesse accettato volontariamente i rapporti intimi, anche se ad essi contraria.
Intervenuta sul caso con la sentenza numero 30364 del 2011 e poi con la numero 980 del 2014, la Suprema Corte ha invece definito tale motivazione incompleta ed insufficiente: la moglie, difatti, venendo immobilizzata con le mani dal coniuge, subiva coattivamente i rapporti. A detta degli Ermellini “la circostanza che l'unico motivo per cui la donna rifiutava i rapporti sessuali era costituito dalla scarsa igiene del marito e che avrebbe consentito a tali rapporti se lo stesso si fosse previamente lavato, non elimina la violenza di cui all'articolo 609 bis del codice penale”. Bisogna ricordare infatti che essa sussiste in tutti casi in cui il soggetto passivo è costretto in qualunque modo a subire l’atto sessuale, “essendo del tutto irrilevanti le modalità e i mezzi utilizzati e le motivazioni che hanno indotto la parte offesa a rifiutare”. Insomma curare di frequente l’igiene del proprio corpo è fondamentale, e a sostenerlo non sono solo i dermatologi e tutti coloro che sono provvisti di un minimo senso dell’olfatto, ma addirittura i giudici italiani. Perciò attenzione: evitare una semplice doccia potrebbe costare davvero molto caro!