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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Nacque in quei mesi anche il prolungamento Garibaldi, ma la città ricorda soprattutto la più grande unità sociale mai raggiunta intorno al dramma dei lavoratori di via Napoli
di Angelo Verrillo
Negli ultimi giorni del mese di gennaio del 1959 la direzione delle MCM fece pervenire 850 lettere di licenziamento ad altrettanti lavoratori delle stabilimento di Via Napoli.

Quelle lettere, che avevano per destinatarie più di 700 donne, contenevano anche l’impegno da parte dell’azienda a corrispondere ad ogni lavoratore interessato la cifra di 300.000 lire come risarcimento per il danno che stavano per subire. In questo modo, il dramma si presentò nelle umili case di diverse centinaia di famiglie.
Dopo lo sconcerto dei primi giorni, si cominciò a riflettere sul da farsi: si tennero decine di riunioni, furono scritte interrogazioni parlamentari e si coinvolse l’amministrazione comunale che, a cominciare dal sindaco Rossi, si schierò fin da subito a difesa dei lavoratori. Tuttavia, la direzione aziendale, sostenuta dal Governo, si mostrò irremovibile, decisa ad andare avanti nel ridimensionamento aziendale. Peppino Vignola, allora segretario provinciale della CGIL e i dirigenti locali del sindacato, Salvatore Manzo e Galante Oliva, non riuscirono neppure ad aprire una trattativa che consentisse almeno di ottenere una riduzione del numero delle persone che avrebbero perso il lavoro.
La notte dell’8 febbraio si arrivò così all’ultima, disperata forma di lotta possibile: da quel momento, tutti i lavoratori che entravano in fabbrica, non ne uscivano più. Alcune delle donne interessate riuscirono a far entrare anche i bambini più piccoli, per poterli accudire e allattare, anche in quelle condizioni estreme. Restarono in quei capannoni per 17 giorni e 17 notti, nonostante il freddo intenso dell’inverno, dormendo su giacigli improvvisati, mangiando il cibo che da fuori si riusciva a fargli arrivare, in condizioni igieniche più che precarie.bimbi 1959 mcm
Il giorno dopo, centinaia di poliziotti e carabinieri, giunti da varie parti, furono schierati a Via Napoli e la fabbrica non fu più raggiungibile, sia da Pagani che da Nocera: era il primo, violento tentativo di impedire i rifornimenti agli occupanti, ridurli alla fame e costringerli alla resa.
A difesa di quegli operai si creò la più grande unità sociale mai raggiunta nella nostra Città: si offrivano soldi, cibo, vestiario e si organizzarono decine di cortei e manifestazioni. Dopo i primi giorni, quando la notizia di quella lotta straordinaria si diffuse in tutto il paese, a Nocera giunsero i più grandi dirigenti nazionali della sinistra e del sindacato e decine di giornalisti delle testate più importanti dell’epoca, tra i quali un giovane Ermanno Rea, autore di un servizio che, a mio avviso, avrebbe meritato il premio Pulitzer.
Anche in quella occasione, non mancò il sostegno di grandi uomini di cultura. Tra i tanti, il filosofo Cleto Carbonara che, memore dei suoi trascorsi al Liceo Vico, durante una delle iniziative di quelle giornate, commosse i presenti con un nobile e accorato intervento ed il commediografo Raffaele Viviani, che guidò una delegazione di intellettuali napoletani.
Durante le trattative, cui le MCM furono finalmente costrette, non si riuscì ad ottenere il ritiro dei licenziamenti, e neppure la riduzione degli stessi. Si ottenne solo l’impegno dell’azienda a costruire una nuova fabbrica che, dopo qualche anno, fu effettivamente realizzata e fu chiamata MECON (Meridionale Confezioni): sorse sui suoli dove oggi ha la propria sede l’INPS.gruppo 1959 Mcm
Ancora oggi moltissime foto testimoniano l’affetto con il quale l’intera Città accolse quelle donne all’uscita dalla fabbrica, la mattina del 28 febbraio 1959. Avevano perso il lavoro e la loro dignità di lavoratrici e molte di loro furono costrette ad emigrare al nord, alla ricerca di un nuovo inizio per le loro famiglie. Tuttavia, è vero che senza quelle sconfitte e senza il coraggio e il sacrificio di tanti lavoratori, non si sarebbero mai ottenute le conquiste degli anni successivi: la cassa integrazione, lo Statuto dei Lavoratori ed una maggiore tutela sui luoghi di lavoro.
Per una strana coincidenza della storia, dopo solo pochi mesi venne abbattuto un palazzo del Corso per realizzare il Prolungamento Garibaldi, destinato a diventare la principale porta d’ingresso alla Città quando, il 16 luglio 1961, verrà inaugurata la Pompei-Salerno ed il casello autostradale di Nocera Inferiore. Nel frattempo, gli enormi palazzoni edificati ai lati di quella strada già lasciavano presagire il futuro sviluppo della nostra comunità, almeno a quanti avessero voluto, o saputo capire.

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