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Al terzo appuntamento della rassegna il pubblico del teatro Diana si "imbatte" in uno specchio che permette ad ognuno di quelli che sono protagonisti e vittime del web di rivedere quanto il mondo telematico sia affollato di "urla che nessuno ascolta"
 
di Alfonso Tramontano Guerritore
Bisogna essere poesia, e farsi traccia con il corpo sopra un palco, in questi tempi smaterializzati, dove le falene sono sempre più rare, e volano disgustate sui fili di solitudine. E’ una lotta quella di Luca Trezza, attore-autore-regista coprodotto da Erreteatro al terzo appuntamento della rassegna di Teatro Grimaldello “Di Segnato Tempo”. Dove lui è solo e diviso sul palco, tra l’immaginario ovunque del web e la memoria reale, con un ponte notturno di mezzo. Siamo anime telematiche tutte uguali, a ticchettare initimità diffuse, tracce insignificanti come urla che nessuno ascolta, da piccoli mondi spezzettati che neanche si guardano, ciascuno nascosto da uno schermo o da una superficie. Lo spettacolo suona di vecchie canzoni di anni andati, scivola su di un piano lieve, collide e sfascia le linee del tempo, smarrendo il senso in un ossessivo chattare. Ha i suoi versi, lo spettacolo, e lascia spazi di aria per i pensieri, mentre il corpo dell’attore in scena cerca un suo dialogo, preso da nevrosi e viaggi onirici. E’ un lascito, un diario di smarrimento. Perché voi animali insicuri, condivisi per finta, siete in una cassa ermetica riempita di niente. Lasciate in tempo le postazioni, i punti di accesso, prima che sia tardi, prima che tutto il nulla vinca, simulate una virtù. Preparate un testamento di carta vera, carne di madre e padre, scrivete di una rosa vera rifiutata ai venditori di strada, durante una passeggiata notturna. Lo farete per leggervi una storia, da soli, ad alta voce, nuda sul serio, tra le troppe icone accumulate, in mezzo al niente. Lo farete dall’alto di un ponte, dove c’è il nero del cielo e il nero del fiume, lasciando un bacio prima del sipario.