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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Pietanza povera della tradizione contadina, di facile digeribilità, rinfrescante e depurativa, molto apprezzata dagli isolani che, almeno una volta nella bella stagione, vogliono gustare

di Maria Barbagallo

Vi chiederete, che cosa sono i tenerumi? Presto detto. Parliamo di un prodotto tipicamente siciliano, difficilmente reperibile fuori dall’isola. I tenerumi sono le foglie tenere della zucchina lunga, conosciuta anche come «zucchina serpente di Sicilia», poiché crescendo sul terreno si curva fino a prendere la forma di un rettile.

Come proteggere i prodotti territoriali e portarli nel mondo grazie alle loro proprietà benefiche. Il presidente Alfani: «Questo prodotto della nostra terra può essere un volano per l'economia»

Nel pomeriggio della prima giornata del Giffoni Film Festival si è tenuto il workshop “Una tipicità del nostro territorio. La nocciola di Giffoni”, che ha visto protagonista il Consorzio di Tutela della Nocciola di Giffoni IGP rappresentato dal presidente Gerardo Alfani.

Il locale ospitato nel Palazzo Milano, nell'antico e suggestivo borgo Vescovado, si propone di diventare fucina di promozione delle eccellenze culinarie campane, ma anche di quelle del mondo dell'arte

di Maria Barbagallo

Cultura e gastronomia. Questo il tema che ha animato la serata svoltasi ieri sera a “In Fermento”, il nuovo locale che ha aperto i battenti nel palazzo Milano dello storico quartiere nocerino di Vescovado, riservata ai giornalisti campani.

È uno dei dessert tipici dell’isola, dal sapore dolce e dal profumo intenso, che oggi è raro trovare nelle gelaterie data la sua lunga lavorazione. Vogliamo provare a prepararla insieme?

di Maria Barbagallo

La scursunera o scorzonera, dal latino medievale curtio onis (vipera), prende il suo nome dalla scorzonera hispanica, pianta erbacea mediterranea con fiori gialli e frutti dal sapore amarognolo ma gradevole, conosciuta da tempi antichissimi e secondo una credenza popolare, la sua radice lunga e nera veniva usata per curare la peste e come antidoto per i morsi di serpente, scursuni in siciliano.

Oggi vi regaliamo la ricetta di un piatto davvero particolare, nato per i monaci che durante la Quaresima non potevano mangiare carne. Nella tradizione partenopea rappresenta una particolarità che non si può non assaggiare!

di Gerardina Cetrangolo

Si chiama frittata di “scammaro”, e la sua nascita ha una storia particolare. Il significato della parola “scammaro”, infatti, ha origine nell'Ottocento, quando alcuni importanti esponenti del clero chiesero a Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, grande cuoco e letterato napoletano e consulente culinario di Casa Reale Borbone delle Due Sicilie, di creare appositamente per i monasteri un piatto senza carne per il periodo quaresimale, senza però comprometterne troppo il gusto.

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