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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

In buona parte dell'Italia come a Parigi, il giorno del martedì grasso non può mancare questa pietanza che può essere preparata in cento modi diversi. Vediamo quella napoletana

di Anna De Rosa

Nocera Inferiore non è indifferente, come del resto l’intera Italia e gran parte dell’ Europa, alla tradizione della lasagna da mangiare il martedì grasso. Il perché dell’uso di questa pietanza in questo giorno è da ricercare nell’equilibrio tra l’esagerazione estetica e gustativa, tipica della festa. La smodatezza delle attività nel giorno di Carnevale dipende, forse, dalla repressione quotidiana che gli uomini subiscono nella società, di Conseguenza si cerca di ritagliarsi in questa ricorrenza uno spazio dove liberare le energie o comportarsi in modo diverso dal solito.

Questo dolce molto goloso e dallo strano nome ha origini molto antiche ed è tipico di Castelbuono, piccolo borgo medievale sulle Madonie in provincia di Palermo

di Maria Barbagallo

Il suo nome, testa di turco, può indurre a pensare che abbia origini arabe, ma la sua nascita risale ad un episodio particolare. Infatti la leggenda narra che venne preparato in occasione della sconfitta degli Arabi da parte dell’esercito cristiano guidato da Ruggero d’Altavilla, per festeggiare la liberazione dalla dominazione araba.
La testa di turco è un dolce al cucchiaio, formato da sfoglie fritte e ricoperto da una crema di latte profumata alla cannella e limone. Questa squisitezza si consuma soprattutto a Carnevale ed è talmente buono che lo si può mangiare tutto l’anno.

È un dolce dalle antiche tradizioni ed è uno dei gioielli della pasticceria siciliana con un ripieno tutt’altro che dietetico. Il «cucciddatu» viene considerato antenato del «panificatus» dei romani

di Maria Barbagallo

Se siete stati in Sicilia in estate, forse vi sarà capitato di imbattervi in fichi asciugati al sole su grandi tavole di legno infilati in lunghi fili di spago o «incannati» in spiedi di canne. Parte di questi fichi andranno a costituire, insieme a noci, mandorle, uvetta e quant’altro il ripieno di uno dei più antichi dolci siciliani consumato nel periodo natalizio: il buccellato o cucciddatu in siciliano.

Il primo torrone della storia immancabile sulle tavole delle feste siciliane. Per questo dolce scrittori del calibro di Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri si sono «scomodati» a tesserne le lodi

di Maria Barbagallo

La cubaita o cubbaita è considerato il torrone siciliano per eccellenza e non manca mai sulle tavole natalizie, facendo parte dell’antica tradizione dolciaria isolana. Di questo antichissimo dolce, che risale alla dominazione saracena, esistono differenti varianti. Nella Sicilia occidentale, i protagonisti del dolce sono le mandorle e il miele e il suo nome cubaita deriva dall’arabo «quibbiat» che significa «mandorlato».

È forse il dolce più duro che esiste, impossibile da sgranocchiare. Viene preparato per la festa dell’Immacolata e consumato durante tutto il periodo natalizio

di Maria Barbagallo

La petrafennula d’influenza araba è una specialità della zona di Modica ed è diffusa in tutta l’isola. È un torrone estremamente duro e viene consumato durante il periodo natalizio, soprattutto dopo i pasti e l’unico modo possibile per mangiarlo, a meno che non abbiate denti di acciaio, è lasciarlo sciogliere in bocca come una caramella.

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