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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Questo dolce molto goloso e dallo strano nome ha origini molto antiche ed è tipico di Castelbuono, piccolo borgo medievale sulle Madonie in provincia di Palermo

di Maria Barbagallo

Il suo nome, testa di turco, può indurre a pensare che abbia origini arabe, ma la sua nascita risale ad un episodio particolare. Infatti la leggenda narra che venne preparato in occasione della sconfitta degli Arabi da parte dell’esercito cristiano guidato da Ruggero d’Altavilla, per festeggiare la liberazione dalla dominazione araba.
La testa di turco è un dolce al cucchiaio, formato da sfoglie fritte e ricoperto da una crema di latte profumata alla cannella e limone. Questa squisitezza si consuma soprattutto a Carnevale ed è talmente buono che lo si può mangiare tutto l’anno.

Il primo torrone della storia immancabile sulle tavole delle feste siciliane. Per questo dolce scrittori del calibro di Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri si sono «scomodati» a tesserne le lodi

di Maria Barbagallo

La cubaita o cubbaita è considerato il torrone siciliano per eccellenza e non manca mai sulle tavole natalizie, facendo parte dell’antica tradizione dolciaria isolana. Di questo antichissimo dolce, che risale alla dominazione saracena, esistono differenti varianti. Nella Sicilia occidentale, i protagonisti del dolce sono le mandorle e il miele e il suo nome cubaita deriva dall’arabo «quibbiat» che significa «mandorlato».

È forse il dolce più duro che esiste, impossibile da sgranocchiare. Viene preparato per la festa dell’Immacolata e consumato durante tutto il periodo natalizio

di Maria Barbagallo

La petrafennula d’influenza araba è una specialità della zona di Modica ed è diffusa in tutta l’isola. È un torrone estremamente duro e viene consumato durante il periodo natalizio, soprattutto dopo i pasti e l’unico modo possibile per mangiarlo, a meno che non abbiate denti di acciaio, è lasciarlo sciogliere in bocca come una caramella.

È un dolce dalle antiche tradizioni ed è uno dei gioielli della pasticceria siciliana con un ripieno tutt’altro che dietetico. Il «cucciddatu» viene considerato antenato del «panificatus» dei romani

di Maria Barbagallo

Se siete stati in Sicilia in estate, forse vi sarà capitato di imbattervi in fichi asciugati al sole su grandi tavole di legno infilati in lunghi fili di spago o «incannati» in spiedi di canne. Parte di questi fichi andranno a costituire, insieme a noci, mandorle, uvetta e quant’altro il ripieno di uno dei più antichi dolci siciliani consumato nel periodo natalizio: il buccellato o cucciddatu in siciliano.

Prodotto dolciario dalla consistenza gelatinosa a base di mele, della tradizione sicula e del sud Italia, che preparavano le nonne e le mamme tanti anni fa

di Maria Barbagallo
Il melo cotogno è una pianta antichissima coltivata dai Babilonesi già 4000 anni fa. È originaria dell’Asia Minore ed in particolare delle zone del Mar Caspio. La mela cotogna assomiglia a mele e pere ma non è un incrocio. È un frutto sostanzioso quasi dimenticato, e lo si trova solo per un breve periodo che va da ottobre a novembre.

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