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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

La religione cattolica prevede che nei quaranta giorni che precedono la Pasqua, ci si astenga dal consumo di carne e grassi animali, e i piatti di magro servono a purificare il corpo, e se volete, anche l’anima
di Maria Barbagallo
Quaresima: quaranta giorni tra la fine del Carnevale e la Pasqua, e dato che bisognerebbe astenersi dal mangiare carne il venerdì e grassi animali per tale lungo periodo in ricordo dei quaranta giorni di digiuno di Cristo, la cucina tradizionale è fatta di pietanze di magro.

Originario di Castelbuono, stupendo borgo medievale in provincia di Palermo,questo dolce, molto goloso e dallo strano nome, ha una storia quasi millenaria

di Maria Barbagallo

Il suo nome, testa di turco, può indurre a pensare che abbia origini arabe, ma la sua nascita risale ad un episodio particolare. Infatti la leggenda narra che venne preparato in occasione della sconfitta degli Arabi da parte dell’esercito cristiano guidato da Ruggero d’Altavilla, per festeggiare la liberazione dalla dominazione araba.

Questa prelibatissima anche se semplice pietanza, era già nota nell’antica Grecia. Il legume in questione ha origini mediorientali ed è avvolto da alcune credenze alquanto strane

di Maria Barbagallo

Il maccu di faveNel mondo ellenico le fave erano considerate il cibo dei morti e per questo motivo ritenute impure. Pitagora vietava ai suoi discepoli sia di mangiarle ma addirittura di avvicinarvisi.

Con la ricetta giusta il "violetto catanese" diventa un cibo prelibato per grandi e piccini. Il cavolfiore originario della Piana di Catania, oltre ad essere benefico per la nostra salute, aggiunge colore alle nostre tavole
di Maria Barbagallo
il violetto cataneseÈ di colore violaceo ed a primo impatto lascia perplessi. Il violetto catanese, questo il suo nome nobile, è una varietà di cavolfiore molto particolare, ed è presente nella Sicilia orientale. È un incrocio tra un cavolfiore comune ed un broccolo: la sua coltivazione è molto diffusa negli orti e possiamo trovarlo nel periodo invernale.

Pare che questa tradizione sia nata in memoria di una carestia che afflisse la Sicilia nel 1646, finendo proprio grazie all’intervento miracoloso della martire

di Maria Barbagallo

la cuccìaIl 13 dicembre, per i siciliani e, più in generale, per i devoti a santa Lucia, ha una caratteristica particolare: in questo giorno non si mangiano pane e pasta in segno di penitenza.

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