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La sconvolgente storia di una insegnante che per errori dei medici curanti finisce per ben tre volte sul tavolo operatorio dopo una mastectomia eseguita male nel racconto della sua collega Patrizia Sereno

E ti ritrovi a pensare che davvero tutto il mondo è paese. Che gli “errori” la medicina li commette sia nel bistrattato Sud che nell’osannato Nord. Che la legge, poi, è capace di esprimersi in maniera da lasciarti spiazzata, ovunque tu abbia piantato le tue tende. A tempo determinato o indeterminato che sia.

 

Un sabato qualunque. Anzi, no. Un sabato che, insolitamente, è di lavoro. Anche se non ti pesa. E’ un appuntamento piacevole: la festa dell’accoglienza. Quelli di terza danno un concerto in onore dei ragazzi di prima. A scuola ci vai con piccolo al seguito. Oggi si può. Ed in compagnia di due colleghe. Entrambe rigorosamente (sarà una coincidenza, ma sei una calamita) meridionali. Pugliese l’una, campana l’altra. Da sette anni a Legnano la prima, da una trentina la seconda.

In auto una chiacchiera tira l’altra. E la meridionalità trascina con sé la naturale propensione allo scambio di confidenze, alla condivisione di storia di vita. Ed ecco che la tua conterranea campana si lascia andare a ricordi che poi tanto ricordi non sono, visto che i controlli medici per lei sono una scadenza cui non può e non vuole sottrarsi.

Ha avuto un cancro. Al seno. E’ viva per miracolo. Era il 2000, racconta. In un certo prestigioso e rinomato ospedale del Nord diventato casa sua fece dei controlli di routine per dei noduli. Tutto sotto controllo, le dissero. Esito negativo anche dall’ago aspirato. «Peccato che me lo avessero fatto superficialmente e dalla parte sbagliata», racconta con quel sorriso aperto che ti ha colpito fin dal primo giorno e che ti ha dato da subito la sensazione di familiarità. Insieme allo sguardo limpido di quegli occhi chiari dietro gli occhiali.

Per una coincidenza qualche giorno dopo si era trovata in un altro prestigioso ed ancor più rinomato ospedale del Nord terra d’adozione. Il verdetto l’aveva gelata: tre tumori. Maligni. Da operare subito. E intervento fu. Mastecotomia. Ma non era finita lì. La protesi le diede problemi.

Il tragitto è breve. Sintetizza spiegando: «Insomma, sono finita per tre volte in sala operatoria. Ma oggi sono qui a raccontare». Quello che fa riflette è l’ultimo tratto di quella esperienza snocciolata tra un cenno alla spesa e un pensiero agli impegni scolastici della prossima settimana. «Ho fatto causa al primo ospedale. Ma la legge mi ha dato torto. Visto che non sono morta, innanzitutto.  E che non ho riportato lesioni, dal momento che al secondo ospedale mi ero rivolta appena dopo pochi giorni. In tempo utile per avere salva la vita».

Mi viene la pelle d’oca. «Che storia giornalistica!»: l’osservazione affiora spontanea sulle labbra di chi, nata e cresciuta giornalista, si trova prestata alla scuola…per tutta la vita.

Patrizia Sereno